Roberto Buzzatti: come vivere (e che vita!) con i social media.

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Ex Direttore di Banca comparso su Twitter nel 2014, oggi è a capo di un’agenzia che porta il suo nome e che gestisce Social Media da Monte-Carlo agli USA.

 

Abbiamo incontrato Roberto Buzzatti che, credeteci, sembra tutto fuorché lo smanettone che ci si potrebbe aspettare: niente t-shirt alla Mark Zuckerberg, felpe con cappuccio o scarpe da ginnastica come Steve Jobs. Si presenta invece in abito scuro, scarpa di vitello lucido e sguardo deciso che traspare dalle lenti fumè dei suoi occhiali, ripetendo come un mantra che “i Social Media Manager non devono sembrare per forza dei nerd”. Non gli abbiamo chiesto di raccontarci la sua storia (che già trovate cercando su google) ma di parlarci del mondo social dal suo punto di vista: se intendete intraprendere il suo percorso non potete perdervi questa intervista!

 

  • Ciao Roberto raccontaci qualcosa sul tuo percorso professionale. Come hai iniziato la tua carriera di Social Media Manager?

Ciao Veronica, è cominciato un po’ per caso come forse succede per molte delle cose belle della vita. A dirla tutta quando ho iniziato con i Social Media li consideravo come un mezzo per raggiungere il mio fine, che quattro anni fa era quello di prendere contatto con un noto imprenditore italiano. Caso volle che questa spasmodica attività social cominciò a produrre risultati del tutto inaspettati restituendomi una popolarità via via crescente diventando in seguito il mio lavoro.

Posso tranquillamente dire che “quello che in orgine fu il mezzo divenne il fine”.

Non me ne rendevo ancora bene conto ma stavo sviluppando una vera e propria strategia di comunicazione la cui efficacia si palesava giorno per giorno in un numero di impressions sempre più… impressionante.

Solo col tempo, diciamo dopo circa un anno di attività, capii che sarebbe stato interessante approfondire i meccanismi della strategia nata da puro e genuino intuito, studiare gli algoritmi delle piattaforme social e analizzare le modalità di gestione dei Big: tutto questo mi avrebbe consentito di definire una precisa metodologia di lavoro che ancora oggi applico nella gestione dei profili seppur opportunamente aggiornata.

 

  • Quali sono secondo te gli elementi fondamentali da conoscere per chi approccia per la prima volta all’uso dei social per il proprio business/carriera?

 

Per risponderti disturberò due grandi artisti: Pablo Picasso e Michelangelo.

L’artista spagnolo diceva che “i mediocri imitano, i geni copiano”.

Il mio suggerimento a chi comincia è di partire da questo assunto facendo due cose: la prima è quella di determinare con chiarezza il proprio obiettivo (popolarità, brand reputation, positioning, product placement…) e la seconda è quella di fare un giro tra i Big del proprio settore carpendone la strategia di comunicazione.

Ciò fatto si comincia a lavorare con la ratio di Michelangelo che, togliento il “superfluo” dal pezzo di marmo intero, faceva emergere la statua che il blocco celava.

Allo stesso modo il Social Media Managar debuttante studierà la propria strategia e le azioni per metterla in atto (orari di pubblicazione, set di hashtag, set di emoticons, utilizzo di foto e grafica, copywriting, tono con cui intende comunicare) partendo da qualcosa di consolidato e modellandolo secondo le proprie esigenze.

 

  • Secondo te Roberto, le aziende o i privati hanno capito le potenzialità dei Social come strumento serio da sfruttare al lavoro?

Direi proprio di si. L’utilizzo dei Social Media in Europa sta crescendo a pieno ritmo come certifica Eurostat, l’Ufficio Statistico dell’Unione Europea, per il quale il 47% delle aziende del vecchio continente ha utilizzato almeno un social media nel 2017. Un’azienda su due mette mano alla rete sociale per sostenere la vendita dei propri beni e/o servizi.

Il trend è evidente se pensi che solo nel 2013 questa percentuale era al 36%.

Per di più, una volta tanto l’Italia non fatica a stare al passo e sfoggia un confortante 44%, sostanzialmente allineata alla media europea.

D’altro canto, se per “quantità” andiamo bene, per “qualità” il margine di miglioramento c’è ed è pure ampio: trascorro molto del mio tempo a colloquio con imprenditori che valutano investimenti via via più consistenti in ambito social e molto spesso emerge una cultura ancora poco sviluppata su questi temi ma nessun problema, ad aiutarli ci sono io.

Quanto ai privati e il loro uso della rete, appare evidente che il grado di penetrazione è altissimo ma anche che forse non è chiaro quanto controproducente possa essere usarli male.

Ricordiamoci sempre che tutto ciò che mettiamo in rete ci resterà in eterno e non ne avremo più il controllo. In questo senso anche io ho i miei scheletri nell’armadio…

 

  • Che consiglio daresti a chi inizia oggi a gestire la propria posizione sui social?

 

Anzitutto gli chiederei dov’è stato fin’ora e, se imprenditore, come vanno le vendite rispetto ai competitors già presenti nelle reti sociali.

Che piaccia o no oggi non essere presenti sui social significa essere trasparenti per un bel po’ di persone, perdersi un sacco di notizie e di opportunità.

Di consigli ne darei giusto un paio oltre le indicazioni già fornite nella seconda risposta di questa intervista: studiare le piattaforme sulle quali si intende operare e armarsi di tanta pazienza. I social sono un potentissimo strumento di comunicazione ma scordatevi crescite vertiginose e immediate dei vostri followers e considerate sempre un budget da destinare all’advertising che, per le logiche dettate dagli attuali algoritmi, è imprescindibile dalla buona riuscita di un progetto di comunicazione social.

 

  • Qual’è secondo te il ruolo storytelling nei social?

 

In particolar modo nell’ambito politico, economico e aziendale, lo storytelling è una delle strategie di comunicazione che preferisco. Sarà forse perché nelle mie vene scorre il sangue del giornalista e scrittore Dino Buzzati (io ho un “T” in più ma si tratta solo di vecchie trascrizioni degli uffici anagrafe all’epoca fatte a mano…) ho sviluppato nel corso della mia attività una forte propensione a questa forma di comunicazione: ci si spiega sempre con più facilità utilizzando un esempio e allo stesso modo si riesce ad essere più chiari nel messaggio se questo è rappresentato da una storia bella e finita con i suoi colpi di scena. Lo fa ormai da tempo anche il settore pubblicitario televisivo offrendo spot che assomigliano in alcuni casi a delle vere e proprie mini-serie.

 

  • Quanto è importante secondo te avere autorità web per riuscire a lavorare nel proprio settore?

 

L’autorità sul web sta diventando elemento sempre più focale nel panorama della comunicazione. Un esempio che mi ha colpito è quello di Gianluca Vacchi, solo qualche anno fa del tutto sconosciuto (intendo alla grande massa) che a seguito di una precisa azione social è divenuto una web-star planetaria. Una vera e propria esplosione che nel suo caso ha però funzionato alla rovescia: prima è stata creata la web authority e poi la si è “messa a reddito”: è nato così Mr. Enjoy che la scorsa estate abbiamo visto suonare in tutti i club internazionali che contano riempiendo letteralmente i locali e, credimi, riuscendo ad essere ancor più “social” e “engaging” dal vivo che in rete! Un chiaro esempio di come i Social creino revenue.

Ecco, lui a me ha sempre incuriosito ma non sono ancora riuscito a parlarci (a scrivegli sui social manco ci provo…), e poiché “provarci” anche sul vocabolario viene prima di “riuscirci”, conto sul fatto che legga questa intervista e che la curiosità diventi reciproca… per quanto questa ipotesi sembri tanto “fantacalcio”.

 

  • Com’è cambiata la tua vita da quando hai deciso di intraprendere questa professione?

 

E’ stata letteralmente stravolta! Prima di avviare la mia attività di Social Media Management lavoravo per una grande banca internazionale immerso tra scartoffie, modelli di servizio asfissianti, scadenze, tensioni dovute principalmente agli andamenti dei mercati internazionali e al raggiungimento dei budget. Mi occupavo, nella fase conclusiva della mia carriera, di gestione dei portafogli della clientela ad alto potenziale. In parole povere facevo guadagnare grana a chi grana già ce l’aveva.

Oggi è tutto molto diverso seppur le tensioni non manchino anche in questa attività: il lavoro del Social Media Manager ti porta, per quanto possa non essere così immediato pensarlo, a viaggiare molto e a dedicare quasi totalmente la tua giornata ai clienti. Il mio modo di intendere questa professione è più simile a quello di un manager d’azienda che si rende fisicamente disponibile ovunque serva offrendo piena collaborazione.

Non c’è orario e questo dipende in parte dal fatto che molti miei clienti operano anche la notte (immagina i club della Nightlife) oppure con fusi diversi da quello europeo (lavoro molto con gli USA). Quando si pensa alla gestione dei profili social si fa l’errore di considerare solo le pubblicazioni, ma il lavoro è ben altro e riguarda una fascia oraria ininterrotta: moderazione dei commenti, like, follow, unfollow e altre tipologie di interazione necessarie alla crescita di engagement e authority.

Strumento indispensabile, seppur old-style, è la sveglia, quella dell’Iphone che mia moglie ormai detesta poichè suona incessantemente a ritmi di 30 minuti, giorno e notte, per ricordarmi le scadenza dei post che devo pubblicare, controllare e moderare nei commenti.

Il bello dei Social Media è che puoi lavorare ovunque tu sia, il brutto è che ovunque tu vada loro ti trovano! Chiaro no?

 

  • Progetti futuri?

Caspita, tantissimi! Ciò che mi ricordo ogni giorno è che questo lavoro non consente una pianificazione di lungo periodo poiché si basa su tecnologie e strategie in continua evoluzione.

Nessuno è realmente in grado di sapere come starà lavorando solo tra un paio di anni e per questo è necessario entrare nell’ordine di idee che bisogna, giorno per giorno, mantenersi perfettamente allineati con nuove funzioni delle piattaforme su cui si opera e trend nel modo di fare comunicazione.

Ecco perché di progetti futuri ne ho un bel po’, molti dei quali orientati al modo in cui dovrò fare business nel corso del tempo seguendone l’evoluzione.

Sono convinto del fatto che quelli che oggi conosciamo come siti Web sono destinati a scomparire per essere integrati nei Social Media e che la tecnologia blockchain, di fatto un Internet 2.0 per le transazioni, sarà anch’essa più presente e integrata per supportare i pagamenti. Presto la adotteranno massivamente anche le banche e li le cose cambieranno.

Senza scendere troppo in particolari, sto lavorando quindi in questa direzione.

Anche la posizione del Social Media Manager vivrà un cambiamento radicale: oggi il professionista opera una gestione integrale dei profili creando la strategia, il piano editoriale e curando operativamente la sua esecuzione, ma già le cose stanno cambiando.

Molti degli imprenditori che incontro, i più lungimiranti, stanno valutando l’assunzione di un Social Media Manager all’interno della propria struttura e questo toglierà opportunità a chi oggi lo fa da freelance. L’evoluzione della specie vorrà quindi che solo i più titolati e preparati fungano da consulenti per sostenere il lavoro delle risorse interne all’azienda, curando esclusivamente strategia e piano editoriale e aggiungendo la formazione specialistica. La mera esecuzione sarà quindi lasciata ai dipendenti dell’azienda committente.

Io sto già lavorando in questa direzione erogando formazione sulle piattaforme e la loro gestione operativa.

Direi che ci siamo detti parecchie cose e che mi sono divertito a rispondere alle tue domande ma che è giunto il momento di salutare te i lettori poiché nel frattempo la sveglia dell’Iphone mi ha ricordato che in Florida sono le 12:00 e che ho più di qualcosa da raccontare agli amici americani…

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